lunedì 22 ottobre 2018

Limena e i suoi beni storico-culturali


Limena e i suoi beni storico-culturali
(Limena, mappa del 1633)

Le ville venete, gli insediamenti rurali, i corsi d’acqua, i centri storici, le zone archeologiche

(Estratto dalla ‘Relazione specialistica. Sistema dei beni storico-culturali’ del Pat di Limena, a cura di Bruno Trevellin, con aggiunta di foto)

Il PAT (Piano di Assetto del Territorio) di Limena recepisce ed integra i sistemi e gli immobili da tutelare per i quali specifica la relativa disciplina.
Tali elementi sono così individuati:
- gli edifici di valore storico-architettonico, culturale e testimoniale ed i relativi spazi inedificati di carattere pertinenziale e i contesti figurativi;
- il sistema insediativo rurale e le relative pertinenze piantumate;
- la viabilità storica extraurbana e gli itinerari di interesse storico ambientale;
- le zone di interesse archeologico;
L’analisi di settore del territorio comunale ha evidenziato alcune specifiche presenze di seguito descritte.
Il territorio di Limena comprende due Ville Venete catalogate dall’Istituto Regionale Ville Venete. Esse sono: le Barchesse di Villa Fini, che facevano parte di un grande complesso monumentale costruito nella seconda metà del ‘600 dalla nobile famiglia veneziana Fini, originaria dell’isola di Cipro, come simbolo della grandezza della famiglia. La Villa si trovava al centro di due barchesse ad L da cui si dipartivano due emicicli ad esedra che terminavano lungo la strada ove si trovava una recinzione con cancellata su pilastri. I Fini erano proprietari in territorio di Limena di una grande quantità di terreni. Nella raccolta di iscrizioni del Salomonio (Agri Patavini Inscriptiones sacrae et prophanae) pubblicata nel 1696 la villa viene descritta come un “suntuoso palazzo costruito per incarico di Vincenzo Fini, procuratore di San Marco, che si erge per ampiezza di saloni, per numero di stanze, per terrazze e passaggi coperti e per la varietà degli ornamenti quasi un palazzo reale”. Non si conoscono le modalità della demolizione della Villa avvenuta verso la fine del ‘700. Del complesso rimangono, come detto, le due grandi barchesse e l’Oratorio edificato nella metà del Settecento. Nel 1813 la vedova di Gerolamo Fini vendette parte delle sue proprietà a Francesco Morsari, il quale dopo la sua morte, avvenuta nel 1850, lasciò i suoi beni in eredità alla Casa di Riposo di Padova. Nel 1982 la barchessa di sinistra fu acquistata dal comune e restaurata. L’Oratorio, dedicato alla Vergine del Rosario, è attribuito all’architetto Alessandro Tremignon. La sua opera più nota è la facciata della Chiesa di San Moisè in Venezia (1688 circa).
(Limena, catasto austriaco 1830 circa)

Villa Marioni, Pagan, Pacchierotti, Trieste, De Benedetti, sorge in un ansa del fiume Brenta ad est dell’attuale centro abitato nella località Tavello. Costruita probabilmente nella prima metà del Seicento, fu in seguito rimaneggiata e nelle dichiarazioni d’estimo del 1740 compare anche l’oratorio. E’ costituita da un volume compatto che si estende su tre piani caratterizzato da un triplo pronao tetrastilo, appena aggettante, coronato da timpano superiore. L’oratorio, annesso alla Villa, ha l’altare decorato da tre statue in pietra attribuite ad Orazio Mannali. La Villa è inserita in un parco cui si accede attraverso una cancellata con pilastri sormontati da statue.
Gli immobili sottoposti a tutela mediante Decreto ai sensi del D.Lgs 42/2004 nel territorio di Limena sono i due immobili sopra citati, Ex Barchessa Fini con Oratorio, spazio scoperto e pilastri d’ingresso e di recinzione, Villa Pacchierotti con le adiacenze ed inoltre la Chiesa arcipretale con affresco del sec. XV. Per le Ville Venete catalogate dall’IRVV e per la Chiesa sono state individuate le Pertinenze scoperte da tutelare. Per la Villa Marioni, Pagan, Pacchierotti, Triese, De Benedetti anche il Contesto figurativo.
Vengono individuati inoltre i seguenti provvedimenti di tutela ai sensi del D.Lgs 42/2004 art. 136 – Immobili ed aree di notevole interesse pubblico: Decreto Ministeriale 16 febbraio 1970 – Gazzetta Ufficiale n. 66 del 13.03.1970
- Alberature ai margini della strada statale 47 “Valsugana” nel territorio dei Comuni di Limena, Curtarolo, Campo San Martino, San Giorgio in Bosco e Cittadella.
(Limena, filare di platani lungo la Valsugana)

Elenco degli edifici di proprietà comunale ed ecclesiastica edificati presumibilmente da più di settanta anni esistenti nel territorio di Limena
Proprietà comunale
Caserma Carabinieri Ex Sede Municipale,
Edificio “delle Associazioni” Ex Distretto Sanitario;
Proprietà ecclesiastica
Chiesa Parrocchiale Santi Felice e Fortunato,
Casa del Villaggio via SS. Felice e Fortunato,
Centro Parrocchiale.
Tali immobili dovranno essere sottoposti a V.I.C. (Valutazione di Incidenza) ai sensi degli artt. 10 e 12 del D.L.gvo 42/2004 (Codice dei Beni Culturali).
Si segnalano nel capoluogo la Chiesa Parrocchiale dei SS. Felice e Fortunato e l’Oratorio della Beata Vergine del Rosario. La Chiesa attuale è stata costruita nei primi anni del Novecento (inizio dei lavori il 26.12.1914) su progetto dell’Ing. Tomasetti. Della vecchia Chiesa è rimasto solo il pavimento del coro e parte di un affresco della seconda metà del ‘400. La Chiesa sorge in posizione discosta rispetto alla piazza formatasi in periodo medioevale; precedentemente, prima dell’escavo del canale Brentella, il centro del paese era costituito dalla vecchia chiesa con il borgo circostante.
Vi sono altri edifici di valore monumentale testimoniale, aventi elevato grado di conservazione dell’architettura e della tipologia insediativa e costituenti complessi di notevole valore storico-ambientale ovvero:
- Edificio denominato Corte Ferro, sito all’interno dell’attuale centro edificato che, nel Catasto Austriaco (anno 1830-1845), risulta di proprietà di Ferro Bernardo q.m Marco; in questa planimetria l’edificio risulta di ingombro minore dell’attuale, nella mappa del Catasto Austro-Italiano (anno 1845-1885) assume la forma attuale, dunque l’attuale complesso edilizio può essere datato attorno alla metà del XIX secolo.
(Limena, corte Ferro)
- Edificio rurale denominato Ca’ Rossa, sito a sud ovest del territorio in prossimità del corso della Brentella, esistente nel Catasto Austriaco quale casa colonica di proprietà di Donà Nobile Vincenzo q.m Pietro e figli Nobili Pietro e Catterina amministrati dal proprio padre, possesso controverso da Foscarini Giacomo; l’edificio appare sostanzialmente invariato nel Catasto Austriaco e, dunque, le sue sembianze settecentesche appaiono verosimili.
(Limena, edificio rurale Ca’ Dona’-Ca’ Rossa)

- Edificio rurale denominato Corte Colpi, sito a sud est del territorio in prossimità del corso del Brenta, esistente nel Catasto Austriaco quale casa colonica di proprietà di Muja Levi Cervo q.m Leone usufruttuario e Seriman Fortunato, Taddeo e Rosa fratelli e sorella q.m Nazzaro proprietari; visti i Catasti storici la Corte Colpi può farsi risalire al XVIII secolo.
(Limena, edificio rurale Seriman-Colpi)

I corsi d’acqua sottoposti a vincolo paesaggistico sono il Brenta, che segna il confine est del territorio comunale, il Naviglio Brentella, che si dirama dal corso del fiume Brenta a nord del centro abitato e percorre il territorio verso sud, e lo Scolo Porra, che nasce a Taggì di Sopra dalla confluenza del rio Fosco con lo scolo Limenella e dopo aver attraversato il territorio di Limena in direzione ovest-est confluisce nel Brentella.
(Limena, scolo Porra all’imboccatura col Brentella)

Le zone gravate da “usi civici” sono terreni per i quali a seguito di una verifica catastale congiunta Comune e Regione ai sensi della L.R. 22.07.1994 n. 31 é stato riconosciuto originariamente un uso collettivo. Tali aree sono sottoposte a tutela paesaggistica ai sensi dell’art. 142 lettera h) del D.Leg.vo 42/2004.
L'uso civico è un diritto che spetta ai componenti di una collettività delimitata territorialmente di godere di terreni o beni immobili appartenenti alla collettività medesima (in modo indiviso) ovvero a terzi (privati). Il diritto si esplica tramite l’esercizio di usi finalizzati a soddisfare i bisogni essenziali della collettività. I diritti di godimento più diffusi riguardano l’esercizio del pascolo e del legnatico. Altri diritti storicamente esercitati erano ad esempio la semina, il vagantivo (consistente nel diritto di vagare per terreni paludosi al fine di raccogliere canne, erbe e paglie, nonchè di cacciare e pescare), lo stramatico (consistente nel diritto di raccogliere erba secca e foglie per la lettiera degli animali). I beni di uso civico sono inalienabili, inusucapibili e soggetti al vincolo di destinazione agro-silvo-pastorale; il diritto di esercizio degli usi civici è imprescrittibile.
Il Comune di Limena ha verificato la documentazione storica presente presso l’Archivio del Commissario per la liquidazione degli usi civici di Venezia, eseguendo l’indagine catastale dei terreni comunali in particolare a destinazione attuale agro-silvo-pastorale ed ha avviato in data 27.06.2013 le procedure di accertamento e riordino previste dall’art. 4 della Legge sopra citata.
Per le zone di interesse archeologico, pur non segnate in cartografia, si segnala quanto riportato nella Carta Archeologica del Veneto – Vol. III°:
- notizia del rinvenimento di iscrizioni funerarie romane nel centro abitato, lungo la via principale, sulla riva sinistra del canale Brentella;
- notizia del rinvenimento di tombe non meglio determinate di età romana, di cui si conservano 12 tegole bollate presso il Museo Civico Archeologico di Padova.
Centri storici
Dall’esame dei Catasti Storici si evince che la Chiesa ed il Cimitero erano posti, come oggi, verso sud, in posizione mediana vi era il grande complesso Fini mentre il centro edificato vero e proprio era conurbato attorno al ponte sulla Brentella, presso cui si svolgevano tutte le attività commerciali del tempo. Tale impostazione non fu alterata neppure nella seconda metà del secolo ove si eccettui la costruzione dell’attuale viale che collega la Strada Valsugana con la Chiesa. Gli ambiti edificati perimetrati quali centri storici sono dunque di impianto settecentesco ma di costruzione riferibile al XX secolo.
Manufatti dell’archeologia industriale
Si prevede il riuso dei principali e più significativi manufatti che documentano la storia della civiltà industriale. Sono quindi individuati e valorizzati i manufatti dell’archeologia industriale (fabbriche, mulini, etc.) con lo scopo di un loro possibile recupero e riutilizzo per usi culturali, didattici, espositivi. Come edifici di Archeologia industriale vengono individuati i Colmelloni sul canale Brentella, e la Stazione ferroviaria della dismessa ferrovia Padova – Piazzola sul Brenta – Carmignano di Brenta.

(Limena, la stazione ferroviaria dopo il restauro)

Percorsi ciclabili
Per il settore turistico – ricettivo sono rintracciati nel territorio di Limena i seguenti percorsi ciclabili:
- la ciclopista del Brenta, prevista nella programmazione regionale e provinciale;
- Itinerario F – Anello fluviale Padova – Brentella – Piovego dal Piano Provinciale Piste Ciclabili;
- le piste ciclabili comunali esistenti e di progetto.

(NB: il testo è un ampio estratto dalla ‘Relazione specialistica. Sistema dei beni storico-culturali, Elaborato C0305 del Pat di Limena, dell’arch.  F. Zecchin, pubblicato nel sito del Comune)


domenica 21 ottobre 2018

Limena, le statue di Prometeo liberato (sec. XIX)


Limena, le statue di Prometeo liberato dalle catene all’ingresso di villa Manetti-Cozzi (inizi sec. XIX)
di Bruno Trevellin


Sui due pilastri all’entrata della villa Manetti-Cozzi di Limena sono collocate due statue in pietra raffiguranti l’eroe  Prometeo con le catene appena spezzate (ben visibili) da Ercole che, secondo il mito, lo liberò dalla roccia del Caucaso cui era incatenato dopo aver ucciso con una freccia l’aquila che lo tormentava. Oltre alle catene spezzate, risulta ben visibile anche la colonna/roccia cui era tenuto prigioniero. L’eroe è raffigurato con uno sguardo arcigno rivolto verso il cielo in atteggiamento di sfida.
Le statue si possono far risalire agli inizi del XIX secolo, all’epoca di edificazione della villa.

Prometeo (raro, alla greca, Prometèo; gr. Προμηϑεύς, lat. Prometheus) Personaggio della mitologia greca con un suo preciso posto anche nel culto: la festa ateniese Promètheia (gr. τὰ Προμήϑεια; corse con fiaccole) era una commemorazione del ratto del fuoco. Prometeo aveva una tomba a Opunte e ad Argo.
Il mito di Prometeo fu trattato con grande rilievo da Esiodo (che ne fu forse il creatore), Eschilo e Platone. In Esiodo (Teogonia) Prometeo è un Titano, figlio di Giapeto e dell'oceanide Climene, che in contrasto con Zeus favorisce gli uomini, dapprima con l'attribuire loro la parte migliore delle vittime sacrificate, poi dando loro il fuoco di cui Zeus per vendetta li aveva privati. Zeus punisce Prometeo facendolo incatenare a una colonna e inviando l'aquila a divorargli il fegato che sempre ricresce; gli uomini sono puniti con la creazione della donna, Pandora, che Epimeteo, il fratello stolto di Prometeo, accetta in sposa (Esiodo accetta per Prometeo l'etimologia da προμανϑάνω "saper prevedere" e in contrasto crea Epimeteo da ἐπιμανϑάνω "rendersi conto dopo"). Eschilo dedicò a Prometeo una intera trilogia, della quale rimane il Prometeo legato. Platone nel Protagora mette in bocca al sofista una versione poco diffusa del mito, che fa Prometeo creatore degli uomini; insieme a Epimeteo Prometeo viene poi incaricato da Zeus di distribuire agli esseri viventi le varie qualità e, poiché Epimeteo sbaglia favorendo gli animali, Prometeo rimedia donando agli uomini il fuoco e la saggezza. In tutto lo sviluppo letterario del mito appare evidente la tendenza ad arricchirlo di motivi filosofici, facendo di Prometeo l'incarnazione dello spirito d'iniziativa dell'uomo e della sua tendenza a sfidare le forze divine; in ciò si riflette probabilmente l'orgogliosa coscienza di ceti artigiani politicamente emergenti.
Nelle letterature moderne il mito di Prometeo, variamente inteso e celebrato, ha ispirato il frammento drammatico Prometheus (1773) di J. W. Goethe, il dramma lirico Prometheus unbound (1820) di P. B. Shelley, il poemetto Prometeo (uscito postumo nel 1832) di V. Monti, la prosa Prométhée mal enchaîné (1899) di A. Gide, il poema Prometheus und Epimetheus (1880-81) di C. Spitteler, cui lo stesso autore fece seguire molto più tardi (1924) l'altro poema Prometheus der Dulder; la trilogia drammatica Προμηϑέας ("Prometiade", 1942), di N. Kazantzàkis.
Anche varie composizioni musicali sono state dedicate al mito, dal balletto Die Geschöpfe des Prometheus (1800) di L. van Beethoven, al poema sinfonico Prometheus (1850-55) di F. Liszt, alla tragedia lirica Prométhée (1900) di G. Fauré, al Prometej. Poema ognia ("Prometeo. Il poema del fuoco", 1910) di A. N. Skrjabin, al Prometheus di (1968) C. Orff.
L'arte antica raffigura fino dal sec. VII a. C. la scena della punizione con Prometeo legato prima a una colonna, poi a una rupe. Il ratto del fuoco compare invece dalla seconda metà del V sec. a. C. Nel trono di Zeus a Olimpia, Paneno lo aveva dipinto liberato da Eracle. La scena della creazione degli uomini è raffigurata spesso sui sarcofagi romani con senso allegorico.
(testo da: http://www.treccani.it/enciclopedia/prometeo/)


sabato 20 ottobre 2018

Limena, note storiche essenziali


Limena, note storiche essenziali


(Estratto dalla ‘Relazione specialistica. Sistema dei beni storico-culturali’ del Pat di Limena, a cura di Bruno Trevellin)

Il territorio di Limena si trova a nord ovest della città di Padova. L’etimologia del nome si fa derivare dal latino limes-liminis, limite (= confine, soglia). Esso fu per secoli sconvolto dalle piene del fiume Brenta che ripetutamente allagava vasti terreni, mutando spesso il suo corso; tali divagazioni hanno quasi completamente cancellato tracce di insediamenti e manufatti, modificando in alcuni punti la conformazione stessa del terreno.
Un primo insediamento cominciò a formarsi fin dall’epoca romana. Il nostro territorio era lambito dalla strada romana di Val Medoaci, importante strada per i traffici con il nord e per la transumanza delle pecore (la lana era indispensabile materia prima per le fiorenti industrie padovane), che collegava Padova e la Valsugana. Era già pieve all’inizio del decimo secolo.
La costruzione di una primitiva cappella deve essere avvenuta in epoca longobarda con la dedicazione ai Santi Felice e Fortunato. La consacrazione avvenne nel 1027 ad opera del vescovo Orso. L’epoca comunale è contrassegnata da lotte e rivalità tra i comuni confinanti: Vicenza, Verona e Venezia. Limena assunse una notevole importanza strategica specialmente dopo lo scavo del canale Brentella. La costruzione fu realizzata nel 1314 per portare acqua al Bacchiglione, e quindi a Padova, prelevandola dal Brenta. Essa fu dettata dall’esigenza di collegare il Brenta con il Bacchiglione per evitare che la città di Padova rimanesse senza acqua quando i Vicentini, deviando le acque del Bacchiglione a Longare, ne impedivano l’approvvigionamento alla città. Forse fu usato qualche tratto di un antico alveo, ma non si hanno notizie precise sull’esecuzione dell’opera. La costruzione del nuovo canale sconvolse l’assetto urbanistico di Limena con l’abbandono del vecchio nucleo attorno alla Chiesa e lo sviluppo di un nuovo nucleo legato all’attività di commercio e trasporto fluviale. Il nuovo canale poneva però il problema del controllo delle acque in caso di piena del Brenta; per regolare quindi l’afflusso della corrente nel nuovo canale Francesco il Vecchio da Carrara fece costruire nel 1370 all’inizio del Brentella i Colmelloni (da colmèlo= pilastro) su progetto di Nicolò della Belanda, ovvero uno sbarramento mobile antesignano dei moderni sostegni. La vita del paese si svolse all’epoca nei pressi dei Colmelloni formando così un nuovo centro. A protezione di tale manufatto fu costruito un castello che venne poi distrutto assieme ai Colmelloni dall’esercito dell’imperatore Massimiliano nel 1509 durante la guerra di Cambrai.
Da parte sua la Repubblica Serenissima si occupava in particolar modo del controllo del Brenta che, sfociando in laguna, ne alterava l’equilibrio; la regolazione delle acque del Brentella, quindi, fu una questione che costituì continua preoccupazione per Venezia fino alla ricostruzione dei colmelloni avvenuta nel 1775. Il nuovo manufatto idraulico, tuttora esistente, è costituito da due fabbricati posti a ponte sopra il canale, provvisti di panconi mobili che, all’occorrenza, possono scendere scorrendo nei gargami per bloccare, parzialmente o totalmente, il flusso d’acqua regolando di conseguenza la portata nel Brentella.
Unitamente ai colmelloni si realizzò una briglia fissa (opera di ingegneria idraulica posta trasversalmente all’alveo per ridurre il trasporto di materiale solido di fondo), anch’essa tuttora presente, lungo il corso del Brenta, qualche centinaio di metri a valle dell’incile (punto da cui si diparte il corso d’acqua secondario) del Brentella. Questa briglia fu dotata anche di una conca per la navigazione, abbandonata nel XIX secolo e demolita all’incirca nel 1880.
La Repubblica di San Marco portò un periodo di relativa tranquillità con una ripresa dell’attività agricola, favorita anche da un discreto incremento demografico, fatta eccezione per gli anni in cui infierì la peste. La proprietà terriera era divisa fra i ricchi patrizi veneziani e gli ordini religiosi o i patrimoni ecclesiastici. Dalle notizie storiche acquisite si rileva che la famiglia veneziana Fini possedeva molti beni in Limena: 1890 campi, un bosco, numerose case, l’osteria, la beccaria, il forno, il molino e la fornace. Assai vicino ad un’ansa del Fiume Brenta, all’interno di un probabile “castellaro romano” fu costruita la Villa Pagan poi Pacchierotti-Trieste con pregevole Oratorio; il nobile Benedetto Pagan possedeva in località Tavello, attorno al 1740, circa trecento campi padovani.
Dall’inizio dell’ottocento anche Limena vide lo spezzettamento delle due grandi proprietà: quella della famiglia veneziana dei Fini e quella dei monaci lateranensi di S.Giovanni di Verdara, a favore soprattutto della borghesia padovana. Per la manutenzione delle barche, in prevalenza burci, nel 1836 sorse a Limena uno squèro retto dalla famiglia Nicoletti, trasferitasi lì dopo la chiusura dello squèro che gestiva in città alla Specola. Il cantiere rimase in attività per quasi un secolo cessando nel 1914. Veniva costruita la padovana, tipica imbarcazione per il trasporto fluviale. Fino agli inizi del XX secolo Brenta e Brentella furono usati per trasportare il legname. I tronchi tagliati nei boschi dell’Altopiano di Asiago e del Cadore venivano legati tra loro e fatti trasportare dall’acqua. Attraverso il Brentella e poi per il Bacchiglione il legname giungeva fino al Bassanello, dove poteva essere tirato a terra oppure continuare la sua corsa per il canale Battaglia. Tale attività cessò nel 1916.
Altre merci che veniva trasportate attraverso il Brentella erano la sabbia e la ghiaia del Brenta che venivano caricate a Campo San Martino e che da Limena scendevano fino a Padova. Da qui eventualmente i burci potevano continuare per Monselice lungo i canali Battaglia e Bisatto, o per Bovolenta via canale Battaglia e canale Vigenzone, oppure per Venezia lungo i canali padovani, il Piovego e quindi il Naviglio del Brenta.
Il tracollo della navigazione avvenne negli anni ’50 del XX secolo con la diffusione del trasporto merci su strada.
Agli esordi del XX secolo, nell’ambito di un piano lungimirante di forte industrializzazione della zona da parte del Duca Paolo Camerini, venne inaugurata la Ferrovia Padova – Piazzola. Nel 1885 la proprietà del possedimento di Piazzola sul Brenta era passata a Paolo Camerini (1868 – 1937), nominato nel 1925 Duca per meriti agricolo – industriali. Iniziò una fortissima fase di sviluppo industriale, Piazzola sul Brenta divenne una “città feudo” in cui le attività economiche, agricole ed industriali si integravano tra loro. La vita stessa degli abitanti era assorbita da un sistema economico – sociale facente capo al suo unico proprietario. Le industrie principali erano tre, la filanda per la seta, la fabbrica dei concimi chimici e lo iutificio, a cui se ne affiancavano altre di minori: le fornaci, la segheria, il maglio, la ferriera, i mulini e la fabbrica per le conserve (più tardi trasformata in essiccatoio per il tabacco); completavano l’assetto industriale dell’area l’attività per l’estrazione di inerti dal Brenta e sei centrali per la produzione di energia elettrica.
Questo è il contesto nel quale si inserì la realizzazione della Ferrovia privata Padova – Piazzola sul Brenta, poi prolungata sino a Carmignano di Brenta nell’anno 1923, chiamata appunto “Ferrovia Camerini”, vero elemento infrastrutturale di tutto l’apparato produttivo collegante gli opifici dell’Alta Padovana al mercato cittadino e nazionale. Il traffico era prevalentemente merci e forniva il collegamento con le fabbriche, il porto fluviale di Limena e le cave di ghiaia del Brenta. I lavori per la realizzazione della ferrovia iniziarono nel gennaio 1910; la linea fu dotata di tre stazioni: Piazzola sul Brenta, Limena e Padova e di due fermate fisse: Villafranca – Vaccarino e Croce di Altichiero e di una fermata facoltativa: Tremignon. Furono edificati sei caselli di guardia per cantonieri opportunamente disposti lungo il tracciato. L’inaugurazione ebbe luogo domenica 02 aprile 1911.
Il Gazzettino di lunedì 3 aprile 1911 riporta il resoconto della giornata di inaugurazione della ferrovia: nel quale descrive il treno inaugurale che si compone di un bagagliaio e di quattro carrozze, le stazioni sono imbandierate e infiorate. Alla stazione di Limena vi fu una piccola sosta e salì sul treno il Sindaco Cav. Garolla. Il treno partì alle ore 10:00 da Padova e arrivò a Piazzola alle 10:35, a ricevere gli ospiti si trovavano l’onorevole Paolo Camerini con la moglie Francesca ed il Sindaco di Piazzola Cav. Zannini. Pronunciò il discorso il Cav. Vittorio Fiorazzo, presidente della Società della Ferrovia Padova Piazzola: nel quale ribadì che la ferrovia serviva al trasporto delle materie prime e dei prodotti della juta, dei laterizi, dei lavori in cemento, dei concimi chimici, della trattura dei bozzoli e altre minori, e che i benefici si sarebbero risentiti da tutto il territorio percorso dalla ferrovia stessa, importante e notevole quello per il comune di Limena, oltreché per la sua forte produzione di vino, per l’industria degli strumenti che servono alla viticultura ed alla vinificazione, molto conosciuti ed apprezzati anche all’estero.
L’edificio della stazione della Ferrovia Padova – Piazzola era in via Tiziano Aspetti prospiciente la strada comunale denominata Borgo Magno; il binario correva a fianco della linea Padova - Bassano / Padova - Montebelluna per quasi un chilometro, poi si staccava verso destra e iniziava la salita sulla rampa del Cavalcavia Camerini per sovrapassare la linea F.S.. Il cavalcavia era promiscuo con la Statale n. 47, ma la massicciata ferroviaria si trovava ad una quota più alta e separata da essa tramite una cunetta di scolo. Subito dopo la fine della discesa sorgeva il primo casello ferroviario. Il tracciato proseguiva per tre chilometri con andamento rettilineo in sede propria, ma dopo la fermata di Croce di Altichiero ritrovava la Statale 47, alla quale si affiancava promiscuamente (tratto denominato le longhe di Limena), giungeva quindi in prossimità della piazza di Limena con curva e controcurva per passare in mezzo agli edifici riducendo la velocità; attraversava il ponte sul canale Brentella ed iniziava il doppio binario davanti alla stazione. Poco lontano sorgevano le officine meccaniche Garolla che producevano macchine agricole e macchinari enologici.
Pietro Giuseppe Garolla (1849 – 1934), inventore autodidatta, che potremmo definire un Leonardo dell’agricoltura e dell’enologia, fu un inventore la cui fama non conobbe e ancora oggi non conosce confini. Già a fine Ottocento mise a punto la pompa irroratrice a zaino, si occupò del perfezionamento dei cannoni antigrandine, filtri, misuratori di vini e molto altro. La sue vere perle furono, e rimangono, l’invenzione del raccordo “universale” e della pigiadiraspatrice centrifuga datata 1887.
La promiscuità della ferrovia con la strada statale cessava in corrispondenza del bivio della provinciale per Piazzola; il tracciato, parallelo alla strada, era separato da un’ampia fascia di terreno verde sulla quale sorgevano i pali della linea telegrafica. L’attività continuò fino al 1957 quando l’affermarsi del trasporto su gomma determinò la dismissione della tratta. Limena era famosa per la produzione di vini caratteristici: il corbinello ed il friularo, che venivano immessi nel mercato specialmente a Venezia utilizzando per il trasporto anche appositi vagoni cisterna.

Limena, Il canale Brentella e il trasporto fluviale Limena-mare


Il canale Brentella e il trasporto fluviale Limena-mare

Nell’800 vi transitavano 1500 imbarcazioni per il trasporto di legname, sabbia e ghiaia

(Limena, cartolina d’epoca)

Il canale Brentella è un canale artificiale della provincia di Padova che collega il fiume Brenta con il fiume Bacchiglione.
Nel corso del XII secolo Vicenza chiese alla città di Padova un permesso per transitare lungo il Bacchiglione per poter stabilire una rotta commerciale con il mare, essenziale per il rifornimento di generi di prima necessità. Il permesso venne elargito intorno all'anno 1115 per essere successivamente revocato al pari del permesso di transito per via terrestre. Per ritorsione, i Vicentini nel 1145 deviarono le acque del Bacchiglione nel canale Bisatto con uno sbarramento lungo il corso del fiume presso Longare lasciando quindi Padova all'asciutto. Tale privazione era assolutamente deleteria per la città, essendo l'acqua essenziale per l'azionamento dei mulini, per il rifornimento dell'acqua potabile e per la difesa. Per ritornare in possesso di questo prezioso bene, Padova dovette
giocoforza occupare a forza Longare e ripristinare la situazione idrografica naturale, primo passo di una guerra con Vicenza che durò due anni con obiettivo la conquista di Bassano, Marostica e Montegalda.
Nel 1147 i vescovi veneti e il patriarca di Venezia intervennero nel conflitto portando le due città rivali alla pace (pace di Fontaniva). Nonostante ciò, per scongiurare altre ritorsioni dei Vicentini e assicurarsi in maniera definitiva la presenza dell'acqua in città, i cittadini padovani intrapresero la costruzione del canale Piovesella da Noventa Padovana al capoluogo, primo tronco del futuro canale Piovego, portando le acque della Brenta fin sotto le mura.
Nel 1188 Padova tornò a scontrarsi con Vicenza per tentare nuovamente di conquistare Montegalda con conseguente reazione dei Vicentini che deviarono per la seconda volta le acque del Bacchiglione nel Bisatto. Molto probabilmente l'apporto idrico del Piovesella non era sufficiente ai fabbisogni della città, pertanto i Padovani dovettero per la seconda volta fare una sortita su Longare per eliminare la deviazione. Tali scaramucce si susseguirono più volte finché nel 1314 non si decise per la costruzione del Brentella con il quale la questione fu risolta definitivamente.

La costruzione del canale fu un'opera molto imponente; molto probabilmente però non si trattò di una realizzazione interamente ex novo, è facile invece che in alcuni punti si sia riutilizzato, ampliando, un alveo già esistente. Ad opera completata però ci si rese conto che, in caso di piene del Brenta, questo fiume scaricava troppa acqua nel Brentella con conseguenti allagamenti nella zona del Bassanello. Per regolare l'afflusso della corrente nel nuovo canale, Francesco il Vecchio da Carrara ordinò nel 1370 la costruzione a Limena dei Colmelloni, ovvero uno sbarramento mobile antesignano dei moderni sostegni. A protezione di tale manufatto fu eretto sulla riva destra un castello; castello e Colmelloni vennero però distrutti dall'imperatore Massimiliano nel 1509 durante la guerra della Lega di Cambrai.
Nei secoli successivi l'assenza di qualsiasi regolazione comportava numerosi disagi nella parte bassa di Padova con frequenti straripamenti; si dovette aspettare fino al 1775 quando la Repubblica di Venezia pose mano alla ricostruzione dei Colmelloni. Il nuovo sostegno, tuttora esistente, è costituito da due fabbricati posti a ponte sopra al canale; sono provvisti di panconi mobili che, nel caso, possono scendere scorrendo nei gargami per bloccare, parzialmente o totalmente, il flusso d'acqua regolando di conseguenza la portata nel Brentella. Infine si realizzò una briglia fissa, anch'essa tutt'oggi presente, lungo il corso del Brenta qualche centinaio di metri a valle dell'incile del Brentella. Questa briglia fu dotata anche di una conca per la navigazione, abbandonata nel XIX secolo e demolita all'incirca nel 1880.

Navigazione
Nonostante il Brentella fosse stato creato con lo scopo principale di regolare il corso delle acque a Padova e immediati dintorni, il canale si prestò bene alla navigazione. Verso la metà del XIX secolo, il periodo d'oro per questa modalità di trasporto in Italia, vi transitavano circa 780 imbarcazioni in senso discendente ed altrettante in direzione opposta trasportando circa 47 000 tonnellate di merce. Per la manutenzione delle barche, in prevalenza burci, nel 1836 sorse a Limena uno squero retto dalla famiglia Nicoletti, trasferitasi lì dopo la chiusura del loro squero alla Specola. Il cantiere rimase in attività per quasi un secolo, chiudendo nel 1914; l'edificio è stato però fortunatamente preservato ed è ancora esistente.
Fino agli inizi del XX secolo Brenta e Brentella erano interessati da un intenso traffico di legname. I tronchi tagliati nei boschi dell'Altopiano di Asiago e del Cadore venivano gettati nel Brenta, legati tra loro a formare grandi zattere e lasciati quindi fluitare guidati da un timoniere. Giunto a Limena, il legname proseguiva per il Brentella e quindi per il Bacchiglione fino al Bassanello dove veniva scaricato a terra oppure continuare per il canale Battaglia fino all'omonima località. La cessazione di tale attività avvenne nel 1916.
Oltre al legname un'altra merce trasportata quotidianamente sul Brentella era la sabbia e la ghiaia del Brenta che, caricata a Campo San Martino, da Limena discendeva per il Brentella e quindi proseguiva per Padova, principale destinazione. Da qui eventualmente i burci continuavano per Monselice lungo i canali Battaglia e il Bisatto, per Bovolenta via canale Battaglia e canale Vigenzone, oppure per Venezia lungo i navigli padovani, il Piovego e quindi il Naviglio del Brenta.
Altro traffico, stavolta in senso contrario, era costituito dal legname già tagliato per costruzioni che risaliva il Brentella dal Bacchiglione per essere scaricato nei pressi del ponte di Brentelle di Sotto dove si erigeva una falegnameria.
Dalla seconda metà del XIX secolo la navigazione lungo i canali italiani cominciò pian piano ad accusare i colpi della concorrenza delle ferrovie; neanche il Brentella fu esente da tale fenomeno. A Limena venne però sperimentato un curioso connubio di trasporto ferroviario e fluviale: dal 1911 il
paese era attraversato dalla ferrovia Padova - Piazzola (FPP). Nel 1919 la stazione e la banchina furono raccordati da una breve ferrovia Decauville. I treni FPP, caricati di ghiaia raccolta nella cava di Carturo e diretti a Padova, giunti a Limena lasciavano alcuni carri in stazione; qui il materiale veniva trasbordato sui carrellini della decauville che erano quindi spinti a mano fino alla banchina da dove la ghiaia veniva trasbordata sulle imbarcazioni dirette a Monselice . Questo traffico continuò fino al 1934.

Il tracollo definitivo della navigazione avvenne negli anni cinquanta del XX secolo con la diffusione incontrollabile del trasporto merci su strada. Attualmente il canale è tuttora navigabile da Limena in giù ed è di tanto in tanto solcato da imbarcazioni turistiche.

Percorso
(Idrografia del territorio padovano)

Il canale Brentella ha percorso quasi rettilineo con andamento nord-sud. Sono presenti in più punti alcune anse; notevoli quelle tra il ponte della ferrovia Milano – Venezia e Brentelle di Sopra. Tali anse sembrano confermare la parziale origine naturale di questo corso d'acqua. Lungo tutto il percorso sono presenti sul fianco destro numerose chiaviche che permettono l'immissione nel canale delle acque accumulate nei vari scoli. Alcune di queste chiaviche sono però state chiuse in seguito alla modifica della rete idrografica minore.
L'incile del canale è situato a Limena e, come già ampiamente spiegato, è contraddistinto per la presenza dei due Colmelloni, il secondo dei quali sorregge anche il ponte in muratura della Strada statale 47 della Valsugana. Tale ponte fu utilizzato in maniera promiscua anche dalla Ferrovia Padova - Piazzola dal 1911 al 1958; è stato poi allargato con la posa di una campata in cemento armato adiacente al manufatto originario. Appena fuori Limena il Brentella riceve sulla sua destra le acque del rio Porra. Sottopassa quindi la tangenziale di Limena e giunge a Ponterotto, località posta a cavallo tra i comuni di Padova, sulla sinistra, e Villafranca Padovana, sulla destra. In questo punto il canale viene sovrappassato da quattro ponti in rapida successione, il primo dell'autostrada A4, due stradali ed infine da una passerella ciclopedonale.
Subito prima di quest'ultimo, da destra confluisce la roggia Munegale Grande.
Il canale entra quindi totalmente in comune di Padova, sottopassa la condotta forzata dell'acquedotto Vicenza - Padova e quindi la ferrovia Milano - Venezia. Dopo questo ponte per un brevissimo tratto il Brentella scorre sul confine tra Padova e Rubano, dopodiché rimane costantemente all'interno del territorio del capoluogo. In località Brentelle di Sopra il canale passa ai piedi del Centro Idrico di Brentelle dell'Acegas-Aps, punto di arrivo della condotta a pelo libero
dell'acquedotto Vicenza - Padova, e sottopassa il ponte della Strada statale 11 Padana Superiore. Dopo circa un kilometro il Brentella interseca l'antica strada Pelosa di origine romana che collegava Padova con Vicenza, strada rimasta tagliata in due dall'epoca della costruzione del canale. Per ripristinare la continuità della via è stata costruita una utilissima passerella ciclopedonale. Giunti in località Brentelle di Sotto, il canale accoglie da destra le acque dell'idrovora Brentelle gestita dal Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta; si passa quindi sotto al ponte di Brentelle di Sotto e quindi, attraverso una chiavica, si riceve da destra il canaletto Reale che si dirama dal Bacchiglione subito dopo il ponte di Selvazzano Dentro. Infine il Brentella piega decisamente a sud-est e giunge alla sua meta finale confluendo nel Bacchiglione.

Note 
^ L'acqua nel Piovesella scorreva da est ad ovest, ovvero all'opposto di come accade oggi nel Piovego. 
1. ^ Dopo la chiusura dello squero alla Specola e prima di stabilirsi definitivamente a Limena, i Nicoletti si insediarono per un breve periodo al Bassanello. 
2. ^ Campo San Martino era nel XIX secolo il limite settentrionale della navigazione regolare sul Brenta. 
3. ^ Il progetto originario prevedeva, al posto della decauville, un binario a scartamento normale per l'inoltro dei carri FPP direttamente sulla banchina. 
4. ^ Il rio Porra nasce a Taggì di Sopra dalla confluenza del rio Fosco con lo scolo Limenella. 
5. ^ Società di fornitura di acqua, gas ed elettricità presente a Trieste e a Padova nata dalla fusione delle rispettive aziende locali ACEGAS ed APS. 
(testi in: www.legambientepadova.it/files/Righetto_Paesaggemi_assi_paesaggistici_0.pdf e https://it.wikipedia.org/wiki/Canale_Brentella)

Limena, Elementi significativi del paesaggio storico


Limena, Elementi significativi del paesaggio storico 

Le ville venete, gli insediamenti rurali, i corsi d’acqua, i centri storici, le zone archeologiche

(Estratto dalla ‘Relazione specialistica. Sistema dei beni storico-culturali’ del Pat di Limena, a cura di Bruno Trevellin)

Il PAT (Piano di Assetto del Territorio) di Limena recepisce ed integra i sistemi e gli immobili da tutelare per i quali specifica la relativa disciplina.
Tali elementi sono così individuati:
- gli edifici di valore storico-architettonico, culturale e testimoniale ed i relativi spazi inedificati di carattere pertinenziale e i contesti figurativi;
- il sistema insediativo rurale e le relative pertinenze piantumate;
- la viabilità storica extraurbana e gli itinerari di interesse storico ambientale;
- le zone di interesse archeologico;

L’analisi di settore del territorio comunale ha evidenziato alcune specifiche presenze di seguito descritte.

Il territorio di Limena comprende due Ville Venete catalogate dall’Istituto Regionale Ville Venete. Esse sono: le Barchesse di Villa Fini, che facevano parte di un grande complesso monumentale costruito nella seconda metà del ‘600 dalla nobile famiglia veneziana Fini, originaria dell’isola di Cipro, come simbolo della grandezza della famiglia. La Villa si trovava al centro di due barchesse ad L da cui si dipartivano due emicicli ad esedra che terminavano lungo la strada ove si trovava una recinzione con cancellata su pilastri. I Fini erano proprietari in territorio di Limena di una grande quantità di terreni. Nella raccolta di iscrizioni del Salomonio (Agri Patavini Inscriptiones sacrae et prophanae) pubblicata nel 1696 la villa viene descritta come un “suntuoso palazzo costruito per incarico di Vincenzo Fini, procuratore di San Marco, che si erge per ampiezza di saloni, per numero di stanze, per terrazze e passaggi coperti e per la varietà degli ornamenti quasi un palazzo reale”. Non si conoscono le modalità della demolizione della Villa avvenuta verso la fine del ‘700. Del complesso rimangono, come detto, le due grandi barchesse e l’Oratorio edificato nella metà del Settecento. Nel 1813 la vedova di Gerolamo Fini vendette parte delle sue proprietà a Francesco Morsari, il quale dopo la sua morte, avvenuta nel 1850, lasciò i suoi beni in eredità alla Casa di Riposo di Padova. Nel 1982 la barchessa di sinistra fu acquistata dal comune e restaurata. L’Oratorio, dedicato alla Vergine del Rosario, è attribuito all’architetto Alessandro Tremignon. La sua opera più nota è la facciata della Chiesa di San Moisè in Venezia (1688 circa).
Villa Marioni, Pagan, Pacchierotti, Trieste, De Benedetti, sorge in un ansa del fiume Brenta ad est dell’attuale centro abitato nella località Tavello. Costruita probabilmente nella prima metà del Seicento, fu in seguito rimaneggiata e nelle dichiarazioni d’estimo del 1740 compare anche l’oratorio. E’ costituita da un volume compatto che si estende su tre piani caratterizzato da un triplo pronao tetrastilo, appena aggettante, coronato da timpano superiore. L’oratorio, annesso alla Villa, ha l’altare decorato da tre statue in pietra attribuite ad Orazio Mannali. La Villa è inserita in un parco cui si accede attraverso una cancellata con pilastri sormontati da statue.
Gli immobili sottoposti a tutela mediante Decreto ai sensi del D.Lgs 42/2004 nel territorio di Limena sono i due immobili sopra citati, Ex Barchessa Fini con Oratorio, spazio scoperto e pilastri d’ingresso e di recinzione, Villa Pacchierotti con le adiacenze ed inoltre la Chiesa arcipretale con affresco del sec. XV. Per le Ville Venete catalogate dall’IRVV e per la Chiesa sono state individuate le Pertinenze scoperte da tutelare. Per la Villa Marioni, Pagan, Pacchierotti, Triese, De Benedetti anche il Contesto figurativo.
Vengono individuati inoltre i seguenti provvedimenti di tutela ai sensi del D.Lgs 42/2004 art. 136 – Immobili ed aree di notevole interesse pubblico: Decreto Ministeriale 16 febbraio 1970 – Gazzetta Ufficiale n. 66 del 13.03.1970
- Alberature ai margini della strada statale 47 “Valsugana” nel territorio dei Comuni di Limena, Curtarolo, Campo San Martino, San Giorgio in Bosco e Cittadella.

Elenco degli edifici di proprietà comunale ed ecclesiastica edificati presumibilmente da più di settanta anni esistenti nel territorio di Limena
Proprietà comunale
Caserma Carabinieri Ex Sede Municipale,
Edificio “delle Associazioni” Ex Distretto Sanitario;
Proprietà ecclesiastica
Chiesa Parrocchiale Santi Felice e Fortunato,
Casa del Villaggio via SS. Felice e Fortunato,
Centro Parrocchiale.
Tali immobili dovranno essere sottoposti a V.I.C. (Valutazione di Incidenza) ai sensi degli artt. 10 e 12 del D.L.gvo 42/2004 (Codice dei Beni Culturali).
Si segnalano nel capoluogo la Chiesa Parrocchiale dei SS. Felice e Fortunato e l’Oratorio della Beata Vergine del Rosario. La Chiesa attuale è stata costruita nei primi anni del Novecento (inizio dei lavori il 26.12.1914) su progetto dell’Ing. Tomasetti. Della vecchia Chiesa è rimasto solo il pavimento del coro e parte di un affresco della seconda metà del ‘400. La Chiesa sorge in posizione discosta rispetto alla piazza formatasi in periodo medioevale; precedentemente, prima dell’escavo del canale Brentella, il centro del paese era costituito dalla vecchia chiesa con il borgo circostante.

Vi sono altri edifici di valore monumentale testimoniale, aventi elevato grado di conservazione dell’architettura e della tipologia insediativa e costituenti complessi di notevole valore storico-ambientale ovvero:
- Edificio denominato Corte Ferro, sito all’interno dell’attuale centro edificato che, nel Catasto Austriaco (anno 1830-1845), risulta di proprietà di Ferro Bernardo q.m Marco; in questa planimetria l’edificio risulta di ingombro minore dell’attuale, nella mappa del Catasto Austro-Italiano (anno 1845-1885) assume la forma attuale, dunque l’attuale complesso edilizio può essere datato attorno alla metà del XIX secolo.
- Edificio rurale denominato Ca’ Rossa, sito a sud ovest del territorio in prossimità del corso della Brentella, esistente nel Catasto Austriaco quale casa colonica di proprietà di Donà Nobile Vincenzo q.m Pietro e figli Nobili Pietro e Catterina amministrati dal proprio padre, possesso controverso da Foscarini Giacomo; l’edificio appare sostanzialmente invariato nel Catasto Austriaco e, dunque, le sue sembianze settecentesche appaiono verosimili.
- Edificio rurale denominato Corte Colpi, sito a sud est del territorio in prossimità del corso del Brenta, esistente nel Catasto Austriaco quale casa colonica di proprietà di Muja Levi Cervo q.m Leone usufruttuario e Seriman Fortunato, Taddeo e Rosa fratelli e sorella q.m Nazzaro proprietari; visti i Catasti storici la Corte Colpi può farsi risalire al XVIII secolo.

I corsi d’acqua sottoposti a vincolo paesaggistico sono il Brenta, che segna il confine est del territorio comunale, il Naviglio Brentella, che si dirama dal corso del fiume Brenta a nord del centro abitato e percorre il territorio verso sud, e lo Scolo Porra, che nasce a Taggì di Sopra dalla confluenza del rio Fosco con lo scolo Limenella e dopo aver attraversato il territorio di Limena in direzione ovest-est confluisce nel Brentella.

Le zone gravate da “usi civici” sono terreni per i quali a seguito di una verifica catastale congiunta Comune e Regione ai sensi della L.R. 22.07.1994 n. 31 é stato riconosciuto originariamente un uso collettivo. Tali aree sono sottoposte a tutela paesaggistica ai sensi dell’art. 142 lettera h) del D.Leg.vo 42/2004.
L'uso civico è un diritto che spetta ai componenti di una collettività delimitata territorialmente di godere di terreni o beni immobili appartenenti alla collettività medesima (in modo indiviso) ovvero a terzi (privati). Il diritto si esplica tramite l’esercizio di usi finalizzati a soddisfare i bisogni essenziali della collettività. I diritti di godimento più diffusi riguardano l’esercizio del pascolo e del legnatico. Altri diritti storicamente esercitati erano ad esempio la semina, il vagantivo (consistente nel diritto di vagare per terreni paludosi al fine di raccogliere canne, erbe e paglie, nonchè di cacciare e pescare), lo stramatico (consistente nel diritto di raccogliere erba secca e foglie per la lettiera degli animali). I beni di uso civico sono inalienabili, inusucapibili e soggetti al vincolo di destinazione agro-silvo-pastorale; il diritto di esercizio degli usi civici è imprescrittibile.
Il Comune di Limena ha verificato la documentazione storica presente presso l’Archivio del Commissario per la liquidazione degli usi civici di Venezia, eseguendo l’indagine catastale dei terreni comunali in particolare a destinazione attuale agro-silvo-pastorale ed ha avviato in data 27.06.2013 le procedure di accertamento e riordino previste dall’art. 4 della Legge sopra citata.

Per le zone di interesse archeologico, pur non segnate in cartografia, si segnala quanto riportato nella Carta Archeologica del Veneto – Vol. III°:
- notizia del rinvenimento di iscrizioni funerarie romane nel centro abitato, lungo la via principale, sulla riva sinistra del canale Brentella;
- notizia del rinvenimento di tombe non meglio determinate di età romana, di cui si conservano 12 tegole bollate presso il Museo Civico Archeologico di Padova.

Centri storici
Dall’esame dei Catasti Storici si evince che la Chiesa ed il Cimitero erano posti, come oggi, verso sud, in posizione mediana vi era il grande complesso Fini mentre il centro edificato vero e proprio era conurbato attorno al ponte sulla Brentella, presso cui si svolgevano tutte le attività commerciali del tempo. Tale impostazione non fu alterata neppure nella seconda metà del secolo ove si eccettui la costruzione dell’attuale viale che collega la Strada Valsugana con la Chiesa. Gli ambiti edificati perimetrati quali centri storici sono dunque di impianto settecentesco ma di costruzione riferibile al XX secolo.

Manufatti dell’archeologia industriale
Si prevede il riuso dei principali e più significativi manufatti che documentano la storia della civiltà industriale. Sono quindi individuati e valorizzati i manufatti dell’archeologia industriale (fabbriche, mulini, etc.) con lo scopo di un loro possibile recupero e riutilizzo per usi culturali, didattici, espositivi. Come edifici di Archeologia industriale vengono individuati i Colmelloni sul canale Brentella, e la Stazione ferroviaria della dismessa ferrovia Padova – Piazzola sul Brenta – Carmignano di Brenta.

Percorsi ciclabili
Per il settore turistico – ricettivo sono rintracciati nel territorio di Limena i seguenti percorsi ciclabili:
- la ciclopista del Brenta, prevista nella programmazione regionale e provinciale;
- Itinerario F – Anello fluviale Padova – Brentella – Piovego dal Piano Provinciale Piste Ciclabili;
- le piste ciclabili comunali esistenti e di progetto.
NB: il testo non è altro che un ampio estratto dalla ‘Relazione specialistica. Sistema dei beni storico-culturali, Elaborato C0305 del Pat di Limena, pubblicato nel sito del Comune